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Chi decide che cosa è creativo? «Artificial Creativity» ad Aarau

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Theresa Reiwer, Lasting Generation, 2024, video still. © Theresa Reiwer, courtesy Aargauer Kunsthaus.

Aargauer Kunsthaus, Aarau · dal 26 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 · con HEK Basel · a cura di Katharina Ammann

Ad Aarau la domanda arriva prima delle opere. «Artificial Creativity», la mostra che l'Aargauer Kunsthaus ha costruito insieme alla Haus der Elektronischen Künste (HEK) di Basilea, parte da una definizione asciutta: la creatività è un'attribuzione. Un esito appare creativo quando sembra nuovo e insieme pertinente, e a stabilirlo sono ancora le persone, le istituzioni, la critica, il pubblico. Da qui la curatrice Katharina Ammann ricava la linea della mostra: l'intelligenza artificiale entra in un intreccio di persone, dati, tecnica e valori, e la responsabilità resta a chi progetta, addestra ed espone i sistemi.

Quattordici posizioni, tre capitoli: la creatività come attribuzione, il modo in cui la realtà emerge, la presenza di un altro apparente. Il primo capitolo è il più netto. Botto genera immagini ogni settimana; una comunità le vota, una parte viene venduta e il ricavato finanzia il ciclo successivo. L'opera compiuta esiste solo dopo il giudizio collettivo. Sai Bot di Tobias Gutmann è addestrato sui disegni dell'artista: la firma resta riconoscibile, cambia la mano che la traccia. In DIGITAL FRAGMENTS Robi Voigt rimescola le immagini di pubblico dominio della collezione del museo, e la scheda della mostra indica il punto decisivo nella scelta del dataset e dei parametri.

Più avanti il percorso si sposta sul corpo e sulla voce. The Oratory di Holly Herndon e Mat Dryhurst fonde in tempo reale voci reali in un coro, attraverso il modello Choral Diffusion. In Interconnected di Hochschuh & Donovan i gesti dei visitatori e il comportamento di uno sciame robotico si influenzano a vicenda. In una sala di riflessione due chatbot, Utobot e Dystobot, discutono fra loro e con chi entra; nel seminterrato un Test Lab lascia provare gli strumenti.

La tesi regge, e il suo punto più fertile è quello che la mostra indica senza svilupparlo fino in fondo. Se la creatività si attribuisce, conta chi stabilisce le condizioni dell'attribuzione. In Botto le regole del voto, il ritmo e il ciclo economico sono scelte; in Voigt lo sono il perimetro della collezione e i parametri; in The Oratory la decisione su quali voci entrano nel coro. Sono decisioni prese prima dell'esito, e disegnano il campo dentro cui l'esito apparirà.

In un'intervista alla SRF Ammann ricorda che dietro un'intelligenza artificiale c'è sempre una persona, e che la direzione di questi percorsi resta aperta. Aarau mette a fuoco il giudizio che arriva dopo l'immagine. Lo stesso sguardo meritano le regole che la precedono: chi scrive le regole del sistema, e se quella scrittura sia già, a pieno titolo, l'opera.

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